sabato 10 aprile 2010

Happy family



TRAMA: Due famiglie incrociano i destini a causa dei figli sedicenni caparbiamente decisi a sposarsi. Un banale incidente stradale catapulta il protagonista-narratore, Ezio, al centro di questo microcosmo, nel quale i genitori possono essere saggi, ma anche più sballati dei figli, le madri nevrotiche e coraggiose, le nonne inevitabilmente svampite, le figlie bellissime e i cani cocciuti e innamorati. In poche parole, due famiglie di oggi, che sfuggono alle catalogazioni e alle etichette, in evoluzione continua, in equilibrio precario, vive, felici e confuse.

Commedia italiana intelligente -e finalmente, aggiungerei-, ironica e riflessiva, il pubblico fa parte del cast in quanto spesso i personaggi si rivolgono a noi per esprimere i loro pensieri. Buona prova per Fabio De Luigi, inizialmente non lo ritenevo adatto per il ruolo di protagonista ma ho cambiato idea guardando il film, è maturato molto anche come attore.

Faccio anche un copia-incolla da Trovacinema, nello specifico la recensione de L'Espresso: Più unico che raro, Gabriele Salvatores è un regista italiano che non detesta il caos del mondo. Anzi. 'Happy Family' adotta la nostra vita caotica senza moralismi alla Verdone ('Io, loro e Lara'), senza i lugubri sentimentalismi del cinema amoroso, senza andamenti farsesco-grotteschi. Semplicemente, il film vede l'esistenza irragionevole e complicata, intossicata dalle difficoltà e dalla memoria della cultura, intimorita dalle paure e dalle contraddizioni quotidiane che quasi tutti viviamo: ed esprime la speranza che si riesca nonostante tutto ad essere un po' felici. Una sorpresa, dunque. A sottolineare la natura teatrale della storia, un sipario rosso apre e chiude 'Happy Family'. C'è uno sceneggiatore che volendo scrivere un film sceglie diversi personaggi che parlano direttamente agli spettatori, che come nei 'Sei personaggi' di Pirandello intervengono a criticare quanto lo scrittore va scrivendo o a protestare quando l'autore li lascia in sospeso o medita di abbandonarli. C'è la vicenda di due famiglie che nulla hanno in comune ma che s'intrecciano a causa di ragazzo e ragazza sedicenni decisi a sposarsi subito, pronti a rinunciare al proposito che turba tanto le famiglie abituate a prendere sul serio ogni stupidaggine degli adolescenti: mentre le due famiglie si sono ormai incontrate, hanno fatto amicizia, sembrano quasi parenti. C'è uno dei padri, Fabrizio Bentivoglio bravissimo, distaccato e crudele, malato e invaso dal pensiero della morte. C'è l'altro padre, Diego Abatantuono monumentale, capace di diffondere vitalità e calore. C'è una nonna smemorata che ricorda soltanto l'etichetta e la cucina, le regole e le pietanze. L'impresa grande riesce bene: nessuno dei personaggi scivola nella macchietta, alcuni sono commoventi, il caos accettato diventa più divertente del vero e socialmente straordinario.

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