giovedì 19 aprile 2012

Un paio di notizie



Come da titolo, vorrei scrivere in maniera supersintetica un paio di notizie:

1) Un paio di mesi fa lessi una bellissima notizia: anche il Vaticano potrebbe pagare l'Ici, anzi l'Imu. Notizia da molti dimenticata e purtroppo mai applicata. Perché? Governo, perché? Perché il Vaticano possiede stabili commerciali da cui guadagna chissà quanti soldi e non deve pagare? In quel post mi lamentai solo di Berlusconi, adesso mi lamento di Silvio e di Mario Monti che sembra svolgere il proprio operato nello stesso modo in cui si operava prima, ma senza escort. E leggendo le dichiarazioni di ieri dell'attuale premier la rabbia aumenta perché uscire dalla crisi si può, sono d'accordo sui sacrifici ma penso che tutti debbano sacrificarsi, non solo ed esclusivamente una determinata fascia della popolazione (tra l'altro quella che meno può permettersi ulteriori sacrifici). Ma voi non siete stanchi di sentire sempre "se recuperiamo i soldi dell'evasione, le tasse diminuiranno"? Ormai non ci crede più nessuno, ogni volta promettono di diminuire le tasse ma realmente non è mai stato fatto. Mi dispiace fare populismo, ma ultimamente non riesco a trovare giustificazioni che mi permettano di accettare questa situazione. Ma andiamo avanti.

2) Potrebbe tornare il made in Italy? Sì, succede solo da McDonald, come diceva il noto spot? Ovviamente no, che McDonald e McDonald, troppa grazia, si tratta bensì dell'Ikea. La nota multinazionale svedese pare infatti voler spostare la sua produzione di mobili dall'Asia all'Italia.  Vi state chiedendo il perché? Per convenienza e qualità, in Cina il prezzo del lavoro sta aumentando e ci sono troppe lamentale e troppi reclami dai prodotti che arrivano dall'Asia. Meglio l'Europa, in particolare i distretti piemontesi e questa scelta porterà 2.500 posti di lavoro in più, in totale quindi l'Ikea ha 11.000 lavoratori nel nostro territorio. Adesso rivedete il video qui sopra, avete avuto la stessa reazione?

Ah, piccola comunicazione di servizio: sabato ci sarà normalmente il dubbio musicale, ma credo di pubblicarlo nel pomeriggio. Stay tuned! :)

7 commenti:

  1. Ultimamente ho questo pensiero: i sacrifici, in genere, sono una cosa momentanea non possono durare in eterno. Tra un sacrificio e l'altro uno potrà godersi un po' la vita, no?
    Ma se penso alle accise della benzina che ci portiamo dietro da anni, mi rendo conto che per tassare basta un attimo, per togliere...non c'è mai tempo! Una volta che queste tassazioni prenderanno piede non so se e quando i sacrifici finiranno!
    Benzina, gas, luce, acqua, rifiuti, imu... mi sta venendo un'angoscia!!!

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    1. No, la risposta alla tua domanda è ahimé no.

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  2. Sull'Ikea niente da dire ma sul primo punto sì, perchè a quanto mi risulta l'IMU la Chiesa lo pagherà eccome sugli edifici non di culto, ma siccome ormai sparare sul vaticano per qualsiasi cosa và così tanto di moda in questo paese merdoso ecco che ne aggiungo una ulteriore io:

    bisogna pagarla stà cazzo di tassa? Bene, che lo facciano TUTTI allora. Come mai allora le banche (con tutti i relativi immobili e stabili anche confiscati a chi non ha potuto finire di pagare i mutui), le sedi dei partiti e dei sindacati NON LO PAGANO? Perchè? Chi sono loro, i figli della gallina bianca?

    Pensa quanti milioni di Euro che ci uscirebbero, e INVECE NO, belli tranquilli e puliti come al solito, guai a toccarli questi strozzini se no scoppia il finimondo! Del resto perchè dare dei dispiaceri a chi ti stà dando da mangiare? Meglio farlo pagare agli anziani in casa di riposo al posto loro, no? C'è molto più gusto a fare così.

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    1. Ah ecco, meno male, non avevo trovato la conferma sull'imu per il Vaticano e ho pensato che non si facesse più niente. Meglio così. Scandaloso che non venga invece pagata da banche e partiti, quasi quasi suggerisco ai miei genitori di trasformare casa in una sede di partito...

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  3. Abbiamo voluto Burlesquoni per tanto tempo, un'imprenditore che non ha saputo pareggiare il bilancio in un'intera legislatura di 4/5 anni, pur affermando che non ha creato lui il debito pubblico? Ecco, tutto questo lo chiamo tornare drammaticamente alla realtà.
    L'Ikea è invece in controtendenza: tutti delocalizzano, tutti se ne vanno, ma certa roba importata dalla Cina, escludendo l'elettronica, è veramente da buttare dopo poco tempo.

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    1. Io invece lo chiamo "il cercare di prendere in mano la situazione, ma in maniera non del tutto esatta perché si sta colpendo principalmente la fascia di reddito che maggiormente è colpita dalla crisi e quindi come fa a risolleversi se continua ad essere tassata?"
      Per quanto riguarda il caso Ikea, spero che altre aziende prendano esempio.

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    2. Aspettiamo la patrimoniale, che metterà d'accordo un bel pò di gente.

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