giovedì 11 aprile 2013

Io non posso leggere certe notizie durante le pause: Facebook in politica


Tutti noi prendiamo in giro Beppe Grillo perché da comico è diventato politico. Ma da oggi in poi anche l'America ha qualcuno su cui ridere e si tratta di Mark Zuckerberg, il noto fondatore di Facebook. Pare infatti che il social network più usato nel mondo voglia scendere in politica. Lo riscrivo perché vedo le vostre facce alquanto scioccate: Facebook scende in politica. E ancora: Facebook scende in politica. Non riesco a capire se si tratta di un pesce d'aprile ritardato o verità, ma già mi immagino i nuovi termini contrattuali (quelli che nessuno legge -me inclusa- ed accetta senza immaginare le conseguenze): 
- se ti iscrivi hai votato Facebook;
- se clicchi mi piace hai votato Facebook;
- anche se non ti piace, hai comunque votato Facebook;
- ogni messaggio che invii ai tuoi amici finirà con "vota Facebook";
- ogni due immagini che pubblichi, la terza sarà automaticamente inserita da Facebook e sarà una nostra pubblicità;
- se non condivi la pagina "vota Facebook" muori.

Dopo aver letto questa notizia, sono sempre più convinta che mai mi iscriverò su Facebook. A proposito, ma in America come funziona il conflitto di interessi? Mark Zuckerberg può effettivamente creare un suo partito politico? Se arrivasse in Italia il "Movimento 5 Facebook", lo votereste?

Per maggiori info: Corriere della sera e Huffingtonpost.

6 commenti:

  1. Dai... spero che sia uno scherzo..
    E' da galera sta cosa!

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    1. Non so come funziona le legge in America, a quanto pare è possibile.

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  2. Che il tipo abbia ambizioni politiche è legittimo.
    Non penso che arriverà ad usare Facebook come un dittatore...ma per una bella propaganda sì.

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    1. Ovviamente no, altrimenti gli si ritorcerebbe contro, però Zuckerberg potrebbe essere molto influente.

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  3. Non ne sapevo nulla, ho letto gli articoli che hai passato, e direi che hai dato troppo peso ai titoli, che sono sbagliati. Da quel che c'è scritto lì, Zuckerberg sta cercando di costituire una lobby, un gruppo di pressione presso il parlamento americano, pratica che a noi può sembrar bizzarra, ma negli USA è normale e regolata da una normativa collaudata.

    Nessuna richiesta di voti, dunque.

    Negli USA il conflitto di interessi funziona nel senso che esiste una commissione ad hoc che valuta la posizione di chi occupa cariche pubbliche e indica possibili situazioni anomale. Per dimensioni del mercato è difficile immaginare un caso paragonabile a quello di Berlusconi, e per ragioni di mentalità non è mai successo (almeno finora) che una persona in tale posizione di conflitto mirasse ad una carica elevata. Credo che il caso più simile sia quello di Bloomberg, sindaco di New York e proprietario della omonima azienda che si occupa di informazioni finanziarie. Visto che non fa informazione politica, non è stata considerata rilevante, ma gli è stato comunque chiesto di non occuparsene.

    Se Zuckerberg decidesse di far davvero politica, probabilmente gli chiederebbero di congelare la sua partecipazione in Facebook in un "blind trust". In pratica non lo obbligherebbero a vendere, ma gli imporrebbero di non occuparsi delle scelte manageriali della sua azienda. E se venisse fatta pubblicità elettorale su Facebook, questa dovrebbe essere regolamentata, come avviene sulle televisioni e sui giornali. Non potrebbe essere a senso unico per un candidato.

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    1. Ti ringrazio della precisazione e di avermi illuminato sulla situazione americana, leggendo l'articolo mi immaginavo qualcosa stile "Movimento 5 stelle".

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